martedì 1 gennaio 2013


Recitativi d’amore

Dimmi
dov’è che ti fa male il cuore?
Dov’è il posto preciso
magari simile al mio
nella geografia degli anni
un po’ più su un po’ più giù
dentro ai momenti
più su vicino alla gioia
più giù vicino alla disperazione
o in entrambi i casi
dov’è che perde battiti
rovesciandosi la notte
mentre sopra di essa occorre andare
perfino bevendo punch al mandarino
mendicando carezze
scontando l’anima
in una triste recita di versi.
Dimmi.
Dov’è che ti fa male il cuore?
Sarà alla svoltata che non conosco
persa nelle periferie marine
dove il vento da tempo ti ha percosso
come io nelle mie
ovale di colonne prima del fiume.
Perché certo di te questo ti chiedo
Non dove fosti felice
dove ti spinsero
i rossori della sera
le cavalcate del sangue
le sue affrettate sporgenze
non gli angoli della gioia
le aperture di stagione
i suoi cori trionfanti
no, ma precisamente
dove ti grattarono l’anima
il posto difficile da trovare
perché tutto il resto
fila via in un respiro pulito
rimane il rantolo invisibile lì precisamente
dov’è che fa male il cuore

Un ingresso pesante di miele basterà
ma versalo dove le api hanno seccato sentieri
dove alla mattina
si mischiano disinfettanti, teli e profumi
versalo nelle garze ingessate
versalo in disorientamento
perché alla luce dell’alba
può seguire una lacerazione del cielo
e da lì non è detto scritto arcobaleno
versalo dove non mi vedrai da sola
versalo in confusione delicata
attento a non gualcire niente
versalo con rispetto garbo prepotente
avvicinami lento
il possesso di cosa?

Dimmi
dov’è che ti fa male il cuore?
Dov’è il posto preciso
magari simile al mio
nella geografia degli anni
un po’ più su un po’ più giù
dentro ai momenti
più su vicino alla gioia
più giù vicino alla disperazione
se le api hanno riempito le rotte
avendo in mente la tua di vita
da cui trassero il miele
che mi rimandi ogni giorno
in forma di parole
e se fosse semplice
così semplice
tanto, tanto semplice
non saremmo qui
nelle rotte nei ronzii
che ci sfiniscono e se ne vanno piano
nella notte che dicevamo
che ci diciamo
mentre si versano gli anni
che mi racconti
in carezze che saprò ricambiare?


Dimmi
dov’è che ti fa male il cuore
dov’è il posto preciso
magari simile al mio
nella geografia degli anni
un po’ più su un po’ più giù
dentro ai momenti
dove  ci tagliarono
ci sfibrarono in gioia di ritmi torrenziali
lasciandoci il tempo di scrutare il cielo
prendendo le domeniche distese sul divano
prendendole in solitudine perdendole
ma se la porta ha sbattuto
in faccia al vento di novembre
allo scirocco che confonde
il manoscritto di noi
se questa porta ha sbattuto riaprendosi
sabbia sollevata di mare
sabbia di parole

Dimmi
Dov’è che ti fa male il cuore
dov’è il posto preciso
magari simile al mio
dove non ti conobbero
perché si fermarono
nei pressi dell’ormeggio
dove la barca rolla
e da te andarono verso
e da te  andarono verso
gioie in forma d’amore
appagate inquietudini
necessari possessi da divorare
come quell’acqua che si spande
sul molo come quel saldo abbraccio
come quella confusione di cielo
da superare in vista della terra?
Sicché non posso non dire
mentre si sfilano intrusioni
dal suo corpo dal mio
da ciò che fu mio un tempo
dolce da accarezzare e ora solamente
un amo di dolore
l’obbligo del vivere
con tutte le forme possibili


Dimmi dov’è che ti fa male il cuore
nella medesima brezza
scenderò di bacio in bacio
di bacio in bacio scenderò
aprendo le tue fibre ad una ad una
cicatrici da accarezzare
mani da tentare
corpo da tenere
come questo vento di scirocco
che se passasse sui miei seni
rapido come i tuoi baci
che se passasse sui miei seni
lì sarebbero mappe del tesoro
più giù più giù
girando il vento

Dimmi dov’è che ti fa male il cuore
mentre mi spazzi via
le ghiaiette del tempo i suoi scarti a riporto
mi spazzi via ingombri, costruzioni,
stratigrafie di vita
mi spazzi dolcemente
fino a vedermi in fondo
dove si muove l’anima in gazzella e da qui
da quest’ultimo tuffo
non si può che procedere nuova
precisamente dov’ero da sempre
dove mi ero scordata
dov’ero da sempre
prendendomi la pelle le parole
lì dove fa bene il cuore

Dimmi dov’è che ti fa male il cuore
dov’è che si rifugia il possesso
che sa d’essere tale
se in forma tagliata di verso
seguendomi da presso
in quadratura di ritmo
in precisa cadenza
a fronte della mia
a lei ponendo argini di forza
sbalzi di marmo a me in contrasto
nelle mani del ritmo
nelle mani
e sarà la tua, la mia, parola?
E saranno le mani
a togliere lo spazio scivoloso
per farsi largo al restare
contrattempo di corpi
contraddanza
di avere, di possesso?
Per orgoglioso intelletto?
Dimmi dov’è che ti fa male il cuore
violando le parole
quando mi prendi o quando mi trattieni
nella forma serrata che si apre
di fiammeggianti soste lasciando i buchi al sole?

Dimmi dov’è che ti fa male il cuore
dove anche il mio che batte
dimmi quanti passi
avendo tagliato gli ormeggi
si spoglia del passato che insiste
si veste del passato che insiste
dimmi quanti passi
si veste e si riveste
piuttosto i cari ingombri da denudare
che furono parole
dimmi quanti passi
e questa poca cosa che sono
si aprirà si mostrerà davvero?
Ritornerà in trionfo?
O cadranno all’incontro
tutti questi decenni tirandoci indietro
nella danza fermata nell’orgoglio?
Avrai per me angoli di risposte e io per te
in ritorno di verso carezze
lì in delicata semina
dove fa male il cuore?


Dimmi dov’è che si scherma il cuore?
Il peso vivo l’astuta terrazza
dov’è che si scherma il cuore?
Che se proprio dovesse
trascinami in passione
solo così cadendo la maschera
sui vivi fianchi sui seni che cercano
la coppa delle tue mani
nella mia bocca rifugio del tuo sesso
nella tua bocca schiudendosi il mio sesso
trascinami là dove si spoglia il cuore
in gelosia retratta in schermaglia
in tempesta in fuga in volo della pelle
in disperato possesso
considerando la fame il ritorno
il trionfo del seme che esplode
in dolce amaro di noi
in dolce densa salina

L’impazienza, dimmi, l’impazienza
dura come le corde che si tendono
mentre ondeggiano le barche
ma piano ondeggiano fossero barche
che ondeggiano come appunto
questa impazienza che ondeggia
su raffigurate mani che scorrono
e tendono le corde e non si sa si sa
dimmi dove comincia a nascere
il rollio del cuore che mi accompagna
ci accompagna in aperto
saturnino dicembre assecondando
il rollio dei sensi l’impazienza
l’impazienza pazienza di noi
ondeggiando su nessun sonno
dentro la pelle è presa trattenuta
dentro la mente è presa trattenuta
ondeggiando in tremolio di pancia
in apertura di sesso verso
dove è impaziente  il cuore
in apertura di sesso verso
dove è impaziente il cuore


Eppure la forma
si accresce nella mente
forma di parole in apertura
amarsi lievitando la nascita
verso forma sconosciuta
desiderata immaginata
lievitando la nascita
come cresce in sostanza
come cresce all’interno
si può certo amare una forma
nascosta come le amammo
prima che si spingessero
si spingessero oltre
dov’è che giunge a rompersi il cuore
dov’è che giunge
a farsi male il cuore


Andando infine verso le gambe
                                 le spalle la pelle la schiena
                                                             la pancia le mani il sesso

in percorrenza di verso in percorrenza di verso
                                                                             
                                    tenendoti la vita il sapore del sesso
                                                                          tenendoti la vita

                        andando verso di te in chiuso mezzogiorno
                                  scendendo respirando nel tuo abbraccio

scendendo calda nel sapore del sesso
                                   scendendo respirando nel tuo abbraccio

                                   in chiuso mezzogiorno

mostrandoti  mostrandomi
                                    scendendo respirando nel tuo abbraccio


nell’odore di tiglio
                                dove ci attrasse il sapore del sesso

la parola il peso netto

                                lì dove trionfa il corpo

lì dove si spezza  il cuore


Che mi sale il cuore in palpabile tortura

                             su agili gambe su docili fianchi

                                       sul gonfio di me sul troppo gonfio

                                                        sul denso di parole che bagnano la terra                                                                               

                                                                                     incontro dilagando verso il seme
                                        
                             bruciando la distanza in processione di lingua
                                                 
                                                                in processione di lingua cifrando il corpo
lentamente salendo
                  
                         lentamente scendendo
                                              
                                       lentamente  salendo di lingua in lingua
                                                                                                
                                                                                        di fiato in fiato
                                                                
                                                                        da crudele a crudele morso d’amore

                                                                                 nascosto strappo da crudele a crudele
                                                                    
    mi sale il cuore in palpabile tortura


Tu crudele!
                        che mi tieni

                                            in processione di lingua in processione di verso
                     

Assecondando le ore il viaggio delle ore
                            verso le pronunce della pelle
                                                               silenzio
                                verso le pronunce della pelle
                                                               silenzio
dove tu
mormorandomi il corpo
                                 dove ti mormorerò il corpo
ma piano all’inizio degli occhi in durezza di bocca
                                                   in durezza di gambe
Tu crudele!
                                              fino alla crescita bella
che fa crescere il cuore
                                       
assecondando le ore
                                       da te prendendo trattenendo
il seme
           il cuore


Come fosse la passeggiata per il mercato orientale
                                                      dove salgono gli odori delle spezie
dove porto su porto
                                                      cannella alloro maggiorana peperoncino

sacchetti di garza nera sacchetti di me in te
sacchetti di garza rossa sacchetti  di te in me
dove chiudere l’io che non si sveli sulla pelle grattata
                                                              la bocca così presente

                                                              porto su porto
Pietra grigia a strisce
dove tu
                                  la nuda sera senza ore
dove tu
                                  in tripudio di bocca
                                                      in tripudio di braccia
dove tu

come fosse risposta
                                               alle navi che partono
                                                                 ma non ancora abbastanza
come se esistesse una nave che parte
                                                      ma non ancora abbastanza
verso i mostri angolari
che non sorvegliano
                                                     lì dove fa male il cuore

ignoti slarghi di quasi feste
lì precisamente si è perso il corpo
lì precisamente dove fa male il cuore


Ma non ancora abbastanza
                                  venendo l’alba infine
per tutte quelle navi che partono
                                  a un passo appena a un passo

quando credendoci in due respirando
ma non ancora abbastanza
                                 
                                 che non arrivi tristezza in risacca
per esempio ascoltando stanotte altro respiro

quando ieri in due respirando
                                     per tutta la lunga alba
per tutta la lunga alba

mentre  le navi partono
                                     in affastellamento di ricordi
buttati giù
                                     in faticoso amore

slargo di tono e noi che volevamo salire
                                     venendo l’alba infine
su tutte quelle navi che partono

per esempio ascoltando stanotte altro respiro
                                       per esempio desiderando il tuo di respiro quando ieri

quando ieri in due respirando

                                       lì precisamente dove torna a far bene il cuore 


Dimmi le sai contare? Le pulsazioni del cuore
                                 per esempio alla sera quando poche parole
                                                                   distese per tutto il giorno affannandosi
a bastarsi
                                                         ma bussano contro
                                                                         i fianchi la pancia le gambe contro
                                                                                           tutto il sesso bussano e continuano
e continuano a bussare
                                         vedere in gravità che scende il viso
                                                                                           fosse dicembre di navi
                                         fosse di sabbia fosse com’era in parole
dicembre che chiude
                                           in virgola di luna risalendo l’andare.

Vedere in gravità bocca che scende.
Vedere in gravità di lingua
                                           vedere fuori il dicembre in passi assennati verso gli scogli
                                                                                   vedere che si tende lungo tutto il ricordato amore
vedere lungo il corpo
                            vedere in girocollo rosso
avrei ancora aperto lungo una passeggiata di dicembre
avevamo questo sperato in virgola di luna andando

è lì precisamente lì che torna
                                      oscura desiderata ripresa di noi
a ferirsi il cuore
nel conteggio che bussa.
E continua a bussare.
E’ lì precisamente lì che torna a gioire il cuore




Dimmi dov’è che sta volando il cuore
verso le strade strette i giardini di limoni
le lane colorate le zip chiuse
le maniche tirate sulle nocche
e tutto il freddo sulle guance rosse
di tutti i mari da percorrere
che troveremo certo
una casa un ritrovo un capanno
troveremo infine un mondo
(le vecchie macchine del gas le stufette elettriche che bruciano le gambe
in inverno quando si torna da fuori
e bruciano le gambe)
e bruciano le gambe
che sbatte sopra i jeans elastico passo
che torna vento di mare grigio che piomba
tappeto di alghe
due mentre vanno mentre una va  e l’altro resta
o una resta e l’altro va
e poi insieme vanno
che sarebbe bello sopra una teiera
dov’è che sta volando il cuore
gioco da fare in lancio di baci
dov’è che sta volando il cuore
la cioccolata dei bambini
gioco da fare allegri in due mentre uno dice
e l’altro ride
e il fumo della teiera si attacca in appannamenti
sui vetri sottili della casa di pietra
ad ogni modo sono andata e tornata
che le case di pietra dalle persiane verdi
hanno sul mare retroterra di giardini
in bassi ulivi che strisciano
e letti di ferro battuto
col ghiaccio dell’inverno fra le lenzuola
latta bollente in panno di lana
e io sono andata e tornata dicendoti
e l’isola ha salite invernali sempre troppo poco avute
avute senza dubbio quasi mai
l’isola insomma ha di questi canti che senti adesso
quando noi
nel corpo stretti
quando noi
dirselo di gioia al rientro
quando noi



Una fame vera da portare all’alba
immaginando scherzi di parole bloccate dai baci
immaginando gelosia di guerre bloccate dai baci
scoppi rotture bloccate dai baci
immaginando lenzuola di flanella
come quella teiera rossa come quelle speranze invernali
riprendendo se stesse in fatica di attesa
come quelle parole di donna
riprendendo se stesse in fatica d’amore
quanto difficile riprendendo il noi
riprendendo se stesse in fatica di pelle
nelle case di pietra girando nel cerchio
e girando e girando
ma il corpo è orfano
non può rispondere a niente
il corpo è orfano si tende si distende
sanguina  naviga verso le ore


(vieni in me tesoro vieni in me)

Le lune sono andate e tornate
                 si sono accese e spente
                             si sono alzate e abbassate
si sono riaccese e oscurate
hanno mostrato fenditure e crepe di sangue
in questo mese di chiasso di folla di desideri sperduti
dove te dove io
si sono affollate per me
sulla mia pelle
tutte le lune
respirando il tuo cuore contro al mio
respirando il cielo
come un ansante velo nero
lungo tutte le notti

(vieni in me tesoro vieni in me)

Ah la leggera vela del tuo dire…

trasognando il porto
verso la sirena che apre

(perché ancora non hai)

trasognando il porto verso la sirena

(perché ancora non so)

dov’è che ti fa male
e dove, in quali braccia di donna
il sangue versato

(perché ancora non  hai)

che nominerai solo per me per te
tutte le lune
le scriverai per me in me

( vieni in me tesoro vieni in me)

E piazza Venezia spinge in calici di bianco scirocco
verso terre marine
se solo ci fosse anche una sola notte da conquistare
in secondi di pelle in rifugio

solo per quella
per quella sola posso sperdermi avvitarmi
in scia di volo

finestre aperte sopra la piazza
in transito di me
al centro della torre

aria di mare dai fori imperiali
dove gli alati aurighi contro al cielo di piombo
trombe  di storni  a scendere avvitati
verso gli alati  aurighi

al centro della torre

il battito rifugiato di me
verso la cara bocca

il battito aperto di me
verso la cara bocca

in scia di volo

Potrebbero tornare le parole?
In punta di verso in punta di bacio
In dicitura di verso in dicitura di bacio
Potrebbero tornare?
O forse questo ponendosi finale
a chiudersi su spiagge mai avute
dall’inizio alla fine
dicendosi il cuore
che fa fatica il cuore.
Che tutto questo per te. Amore.
Che tutto questo per te.
Intrecciando le mani intrecciando barriere
illuminando le albe illuminando le notti
illuminando le schiene illuminando le mani
illuminando gli abbracci illuminando le gambe
i calori illuminando le bocche
illuminando candele illuminando dolori
illuminando racconti
illuminando più giù
fino alla cupa necessità d’amore
fino alla paura d’amore
fino al centro annerito in cui io in cui te.
Lanciandoti di me ricchezza
accarezzando di te durezza
barriera di sangue barriera di dolore.

Dimmi dov’è che mi fa male il cuore?
In assenza in mancanza in battito in parentesi
in sosta in slargo in freddo.
Svegliandosi la notte.

Svegliandomi i sogni nella notte.
Svegliandomi le frecce.
Svegliandomi le frecce del fanciullo crudele.

Svegliandomi immagini all’alba svegliandomi
in casa sul viale svegliandomi
la pancia il cuore
svegliandomi in fame svegliandomi in pelle
dimmi
dov’è che mi fa male il cuore?
In chiusura in dolore in andare
                                   in tornare in non più amare
Dimmi dov’è che mi fa
                                   solo a me fa male
                                                       senza me dentro me
                                                                      cade in brandelli il cuore?
Che tu ma tu
non in parola non in punto
                            non in bloccato verso non in sangue
                                                              non in risposta non in segno
non in scolpite forme non in risposta non in fatica
                                                                      non in uscita
non più in odore in sapore in memoria
che tu ahi tu
non nella mente non nelle braccia
non nell’ incerto andare non nello scoprire
non nel tessere ritessere rispondere guarire.

Infine sì, nel morire.
Dimmi dov’è che ti fa male.
                                No, non ti fa più male
e solo a me
                           cade in brandelli
sparge sangue crudele
                         infine muore
                                        fa male  il cuore

Dimmi dov’è che mi fa male il cuore?
                               Non in salire non in mangiare non in aprire.
Non in schiusura
non nelle gambe non nella danza non nelle bocche
                                            non nella terra non nel respiro
non nell’ansare.

Non in notturno sentire.

Che non mi parla più il cuore
                    che non dà spinte al corpo che non dà sogni che
                                             nuovamente ingoia ricaccia scaccia
che non più in partenza
                           che non più in rilievo
                                 che non più in presenza che non più in parola
in caduta di baci in caduta di sesso
in caduta di me in caduta di te
che non più nel buio che non più in candela
                                            che non più in offerta.
                      Che non più da te a me

Dimmi dov’è che mi fa male il cuore?
Che infine
                   infine
            non più in canto
                             non più in coro
                                         non più in aperto amore
da me a me tornando
                        nella pagina bianca
                                         in me in me restando fra me e me rientrando
dove in quale scorciatoia di luce
                                   in quale annerito
                                                       in quale grotta di desiderio di preghiera
su quale pietra si rompe si ferisce
                                             sparge sangue tinge rosso brucia rosso il cuore  

Dimmi dov’è che si è bruciato il verso
dov’è che tu che io che noi
dov’è che si è ferito il passo bloccato il passo
                                             la rima il verso il cuore
dov’è che noi che tu che io
                                 dov’è che il nutrimento
dimmi dov’è il nutrire
                        che tu che io che noi
dov’è l’acqua dov’è il pane dov’è il latte
                                 dove sono le stanze
                                        della vita della rima del verso
che tu che io che noi
dove sono andate tutte quelle stanze
di verso di rima di alba di sere di passi di storie
                                         di vuoti di furie di spine di svolte di ombre
Ah le ricorrenti stanze…

dove sono andate le ballate le ricorrenti stanze
del verso del cuore dove le donne
ahi le donne
dove tutte quelle donne tutte quelle madri
ahi le madri
che ho portato hai portato
                                     che mi ferivano il cuore
tutte quelle foto che disserravano il cuore
                                 tutti quei cibi che muovevano il cuore
tutti quei ritmi quei passaggi quelle soste
                                                le imperfezioni del corpo
                                                        che raggiungevano il cuore
tutta quella vita che percorreva il cuore
                         in percorrenza di cuore
                                                 in sacrificio di cuore
in percorrenza di verso
                           in spaccatura frattura di lingua di senso di cuore

Dimmi dov’è che si fa casto il corpo
                                                in attesa di te
dov’è che si fa casto il corpo
nella cera che brucia nella cera di pelle
                                         nel respiro dei fianchi
nella colatura del cuore nella colatura del sesso
                                          nella colatura del latte
nella colatura di gocce nella colatura di me
                                         in trama di vene in trama di mente
in disordinati capelli
                                         in perdurare di fiamma in lumino finale
in rossa carta di lumino finale
nei santi nelle vergini nei mille voti nelle stanze
d’infanzia nelle stanze del presente
                                         nell’altare del corpo

Dimmi dov’è che si fa casto il corpo

dov’è che casta l’anima diviene
dimmi dove brucia si fonde si consuma
                                        dimagra castità nel ricordo di noi
in attesa di te

in lunga lunga attesa di te

dimmi dov’è che si fa casto il corpo
il mio il tuo corpo
in qual luogo di  castità

a bruciare a lambire a sfiorare a circondare
dove tu sei passato a bruciare a negare ad esserci in attesa
a per-donare
fino a che
fino a che
sarà bruciato consumato finito
                                          sacrificato il casto corpo

Il mio casto corpo finché diventerà
                                          la tua fiamma il tuo corpo
finché sarà sciolto dissolto bruciato

in attesa di te consunto il mio corpo


Da Passeggiata in tre tempi e altre poesie ( 1984-2013)

4 commenti:

  1. Sono così felice di poterti leggere!
    Quasi mi fa male al cuore tutta questa bellezza in parole...
    Sai,come quando ci si sente impazzire ascoltando una bella musica, osservando un dipinto, una scultura, un paesaggio, così le tue parole in versi mi portano quasi le lacrime agli occhi. Mi è successo a Louvre, a Roma ed ora nel tuo blog.

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    1. Carissima Alessandra,
      non so se merito questo tuo generoso e caldo giudizio, il fatto é che la presenza in empatia di un interlocutore sensibile e attento come te é fondamentale per la scrittura e quindi ti sono grata perché la scrittura vive della relazione e della condivisione delle emozioni. Metterò nel mio blog anche altre poesie di scrittori che amo e che mi piacciono e spero che continuerai a leggerci e a parlare con noi nell'attesa di conoscerci anche personalmente. Ciao, io vivo a Roma comunque e quindi se dovessi venire potremmo conoscerci. Il 14 c'è una bellissima manifestazione artistica alla Crociera, biblioteca da me diretta. Fammi sapere. Ciao!

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  2. sarebbe un onore immenso conoscerti ed essere presente ad una manifestazione artistica per poter così conoscere da vicino una realtà culturale così arricchente e dispensatrice di doni per la mente, il cuore e lo spirito.
    Mercoledì 9 gennaio sarò in Sicilia per una settimana, presente ad una biennale d'arte che vede esposta una mia opera dopo aver superato una selezione scientifica.
    Sono veneta, di Vicenza, la città del Palladio. Non mancherò di venire a Roma per conoscere la il prima possibile o in qualche occasione d'incontro.
    Un caro saluto

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    1. Allora auguri per la tua opera in mostra! care cose, Cetta

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