sabato 26 gennaio 2013

Elio Pagliarani dagli Esercizi platonici, Palermo , Acquario, 1985

XVII

Allora bisogna scegliere esistenze viziose.
osserva i piaceri conseguenti a stati morbosi,
quando, per esempio, si debba procedere
a curare la scabbia mediante sfregagione: ci sono
i piaceri prodotti dal solletico.

e questi piaceri per ogni modo si perseguono
con tanta maggiore insistenza, di quanto più la persona
è intemperante, e ad ogni luce spirituale opaca.

almeno per i piaceri che hanno luogo nell'organismo.

XIX

Alla verità, quale piacere sarà più corrispondente?


XXI

E se così stanno le cose, è chiara
una conseguenza: i grandi piaceri
e i dolori hanno luogo in condizioni
di malvagità e di involuzione


XXIV


(Ora o quando è il momento di dire della quarta follia?)


XXV

Aristodemo raccontava dunque d'avere inconrato
un giorno Socrate; e Socrate era ben lavato, aveva
persino i sandali. E lui gli chiese dove andasse
e perché si fosse fatto così bello.
E Socrate: " A pranzo da Agatone!" Detto questo,
si posero in cammino.

( Roma 1983-84)

Prigioniero, almeno in parte, come avevo cominciato a sentirmi del mio verso lungo, sempre più lungo, dalla fisarmonica spalancata - ho voluto cercare di riacquistare facoltà di articolazione più variegata ( mi riferisco, per esempio al pedale sommesso dell'Inventario privato). Qui non ho fatto che trascrivere e scandire il linguaggio colloquiale di Platone ( del filebo, soprattutto; ma anche delle Lettere e, nell'apertura finale, del Convito, come è trasparente), quale è stato reso in lingua italiana nella "versione e interpretazione" di Enrico Turolla, quel patito di classe

Elio Pagliarani

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