sabato 29 giugno 2013

Lo sappiamo che i vecchi.


Lo sappiamo che i vecchi
hanno dolcezze inaspettate
maturano come le albicocche
che si disfano
e aprono occhi stellati
lo sappiamo che i vecchi
vanno dal callista
si appoggiano al carrello della spesa
seguitano a voler essere
lo sappiamo
abbiamo visto
il film troppe volte
adesso stiamo per entrare in scena
incrociamo lo sguardo
con la signora storta
col rossetto rosso
è il 29 di giugno
e un anno fa ero una ragazza.


Cetta Petrollo

giovedì 27 giugno 2013

Da Zaccaria ( Genova) con amore

Stamattina è morta una vecchia zia

Fra un momento.
Fra un momento
prendo un taxi
appena appena qua sotto
fa caldo
si sta preparando la pioggia
stamattina è morta una vecchia zia
che mi diceva brava brava brava
che Elio chiamava sciocchina
ma io fra un minuto prendo un taxi
è morta con un colpo di tosse
vicino alla solita badante
che però è affettuosa
come una contadina
e lo so che piange
anche perché ha perso il lavoro
e mia sorella come al solito
fa la manager di casa
io appresso a lei
a definire fiori e  tombe
e certificati
e poi vengono quelli
a vestirla
mi vorrei offrire
e mi sono scordata di baciarla
ma io fra un minuto
prendo un taxi
e me ne infischio
che non hai niente da dire
ti voglio solo fare sentire
il mio odore
per esorcismo di morte
ci vogliono solo quattro ore
per attaccarmi al campanello
cinque se considero l’autobus
sicché fra cinque ore
sto là con la borsetta e basta
la focaccia per dividere pesi
per vedere cosa c’è che non va
quale cartilagine si è rotta
intanto le mie analisi sono
pulite e fra un momento
prendo il taxi
perché bisogna morire con qualcuno
che ti guarda
che ti tira il lenzuolo
che ti mette le scarpe nuove
che ti bacia la fronte
bisogna morire guardandosi
e non ho davvero
bisogno di niente
per venire da te
che ci separano solo
quattro ore cinque
se considero l’autobus.

Cetta Petrollo

lunedì 24 giugno 2013


http://www.youtube.com/watch?v=-KFaf9kj8xw

Partenza del percorso poetico. A sinistra Laura Accerboni, a destra Alberto Nocerino.

Photo by Carlo Accerboni.

23 giugno, Genova Percorso poetico curato da Alberto Nocerino.

Photo by Carlo Accerboni.

23 giugno, Percorso poetico

Photo by Carlo Accerboni

Presentazione dei Viaggi genovesi, Genova, la Stanza della poesia, 23 giugno 2013

Photo by Carlo Accerboni

La Stanza della poesia, Genova, 23 giugno 2013, Giangiacomo Amoretti presenta i Viaggi Genovesi di Cetta Petrollo

PHOTO BY CARLO ACCERBONI

Acquario: La triglia di fango


La triglia di fango
si nasconde per baciare
la sabbia
la sabbia ha bisogno
del bacio
salendo accade di tutto
ci sono guerre e tempeste
ma in basso ci sono i baci
che si infilano fra i grani
e li rimangono.
Baci d’acqua di saliva
di fango.
Baci.
Baci sommersi.
Leggeri sommovimenti
di sabbia
di lingua.
Nascondimento di baci
lieve sinuoso baciare
immaginando il nascondiglio
desiderio di baci
in abisso granulare
rasposa la lingua
dei baci.
La lingua della sabbia
della triglia del profondo
la lingua scoscesa
irruente dei baci.
Baci.

Cetta Petrollo

domenica 23 giugno 2013

Non possono essere dolci le vecchie


In me c’è una dolcezza
che ha paura di farsi vedere
perché non possono essere dolci
le vecchie
le vecchie dovrebbero essere
acide ricche adunche spietate
e io mando avanti queste qualità
nascondo la mia dolcezza
che non s’addice
amare con dolcezza da vecchie
non si può
ma intanto tu avvia il gioco
può essere che in te mi rannicchi
per una manciata di secondi
che già sono passati
corrispondendo come le mille
che già sono passate
e tu butti fuori
lapilli su lapilli
(la cenere impastata permane
e mi farai collane monili
di lava venata
spiagge di alghe
spiagge di pietra
e io perdo il conto
dell’amore
come le tabelline
che non ricordo)

Cetta

sabato 22 giugno 2013

La casa è transitata


Dove portare gli occhi?
Li porteremo al porto
perché si asciughino le caviglie
e sventoli la bandiera del corpo
il corpo sarà lieve
per la strada perdiamo genealogie
perdiamo bagagli e storie
socchiudiamo usci
sbirciamo biblioteche
incontriamo spaesati
ci fermiamo nei pressi
saliamo in alto in alto
ancora più in alto
a fabbricare rimedi
nei forni abbandonati
nelle farmacopee
la casa è transitata
come un vento di maestrale
da uccelli e gocce di passaggio
l’anello si salda nei versi
dopo avere costruito
ora si tratta solo di distruggere
accogliere solo il transito

dei sensi ingabbiati.

Cetta 

In questo mare di ritmi

Abbiamo una finestra spalancata.
E poi abbiamo altri particolari
che non sto ad enumerare.
Ieri sera un odore di acciughe
oggi al risveglio un amo.
Mi hanno detto
che quando c’è tempesta
le acciughe saltano
ma io non voglio tempesta
voglio la barra dritta
tutta da assecondare
in questo mare di ritmi.

Cetta Petrollo

giovedì 20 giugno 2013

Dove si fa cucina di noi stesse


Vorrei dire
non sono io non sono io
non sono io che giro il mulinello
non sono io che agito la polvere
non mi sono messa a pulire nessun cassetto
non ho aperto nessun armadio
non ho per vivere messo trappole
per topi per  lepri per conigli
né sono salita in cima
con i gufi e le civette
animali lunari
non sono stata un serpente
acciambellato e nessun calcagno
mi ha schiacciata
non mi sono cinta di mezze lune
sulla testa
né ho imbracciato l’arco
non ho scalfito un numero
sulla soglia
né mi sono fatta portare a braccia
da un uomo innamorato
non sono io non sono io
e nel profondo
nel profondo
dove si fa cucina di noi stesse
dove le stesse mani
hanno accarezzato
la nostra diversa pelle
dove è stato udito lo stesso ansito
ed è trascorsa la stessa luce
fuori dalla stessa finestra
nel profondo dunque
come non averti viva?
Inesorabilmente viva
come non amarti ancora
tu che sei stata
nello stesso letto di nascita?
E’ dalla nascita
che partono i lampi
è lì che si rompono le acque
e questo gli uomini davvero
non lo sanno
a meno che non siano dei
e se lo sono
è da loro che parte tempesta
e tuttavia non si placa.


Cetta Petrollo

martedì 18 giugno 2013

" O l'errore, l'errore del vivere" da Elio Pagliarani, Acrostico

Quante volte sono riscrivibili certi versi? Sempre, si possono riscrivere sempre, dice un mio sotterraneo amico che, dai suoi nascondimenti dalla vita, mai perde il contatto con la mia poesia.
Lui dice che si può sempre. Ed io gli voglio credere: una, due, tre, mille volte si può ripetere lo stesso gesto, perché ad ogni angolo di vicolo si può palesare una presenza estranea che possiamo immediatamente riconoscere e riconoscendola riconoscere noi stessi.
" o l'errore, l'errore del vivere" ha scritto Pagliarani innamorandosi di nuovo a 49 anni.

LA LETTERA DI CHRISTINE LAGARDE A SARKOZY

La lettera di Christine Lagarde a Sarkozy: sarà, ma mi sembra la lettera di una donna innamorata.Punto.

Passeggiata in due tempi, Roma, le Impronte degli uccelli, 2012.

I
(fuori)
...Io lo conobbi allungandomi sulla corda
dell'arco e le mie frecce scomparvero
inseguendo il deserto
i miei occhi inghiottirono rivoli di umori
da qualche parte del cuore
e l'odore del sale mi schiacciò occultamente
sulla pianura dei miei sensi
non é da tutte incontrare gli dei
non é da tutte, mascherati viandanti,
saperli riconoscere!

E' lui che vedo
quando gioca con canestri di frutta
e mangia uva e spacca melegrane
o segue il frumento tagliato
disteso e senza dimensione...

Le fanciulle pazienti
scavano ruderi bianchi
squarciando veli al tempio
che continui di fuori la linea
della gioia sommessa e spalancata!

Silenzio dopo silenzio sgranato…

Dove dunque si nasconde
in quale connessione del ricordo
che agita l'estate e giustifica il mondo?
in quale dolcezza di pelle
che da lontano proviene
o é nel vigneto accaldato
nel giardino degli arresi limoni
e dappertutto dappertutto
misto alla brina dell'afa
e nel corteo del vuoto?

Avanzano teorie di conche bianche
felici spazi indifferenti
muove la conoscenza sue radici
e disegni introversi si dispiegano
fanno mare e veleggiano
vincendo le parole!

I cerchi allora esplodono scoppiando
con ritmi cautamente crudeli
i rami dei cieli d'agosto
hanno fantasmi che aspettano
e fisse meridiane.
(... Oh ma non credere di siglare il cielo
con distaccate vertigini di ali
sono io nave che attira i gabbiani


e su di me precipitano i voli
e ruotano immemori di altre latitudini
la parte che mi trafigge ogni giorno
suscita tripudi di pesci
che di parentesi in parentesi si inseguono
è mia l'ora del sensuale delfino
lo scavo che porta il concavo alla luce
il ghirigoro allusivo il tuffo e il ritorno
nella mia mente vago ricostruendo appigli
che appena detti si irradiano di spruzzi
costruendo leggiadre architetture
per sirene incolpevoli
i loro cori interrotti marcano i miei silenzi
la superficie che lacero
da agio alle sibille quotidiane...)

questo posto cerca disordine e soprammobili
e i ragni trovano la loro naturale dimora
salgono alle pareti tessono veli
che lambiscono il sole

io non pulisco più 
l'estate domina in penombra tranquilla




(dentro)

Egli parla di Gutenberg

(Frantumando con discrezione
la compattezza della strada
e noi siamo al livello della vetta
cariatidi sommerse ci sostengono
il frontone si allaccia alle caviglie
le virgole dei capitelli come radici fossili
trattengono, nella pietra qualche secca diagonale
sui muri chiude lo stasimo del passato
e lo riapre.
Rispetto per questi successivi rilievi
che si sfogliano
le ferite del tempo sono cunicoli
da cui si può invadere il futuro).

(Il tuo ascolto é un porto
dove passo e ripasso allentando gomene.)

(Valve che nuovamente dischiudo
nuove valve ogni volta)

Il mare ha profondità che allontanano
sopra cui non si fissa l'occhio
tranne quando il suono di una fontana
trascina e tocca qua e là
in vari punti premendo
allora una gora si allarga e si rompe
sono sassi gettati sulla pelle
il ricordo é sospinto dall'accordo
di questi tintinnii
si naviga tacendo tutto
raccattando quanto altri smarrisce
si naviga all'orizzonte
su piste aperte da città assediate
fiori d'acqua alghe meduse barriere
l'attenzione testardamente indifesa
chiarisce le rotte purché non si sbarchi
l'anima ha i suoi improvvisi calcoli
che d'improvviso si spogliano
quello che resta é tutto
ed ingrandisce gli occhi

I capi lettera introducono sogni
da finestre d'inchiostro
fra precise colonne gli amorini
giudicano la saggezza
la loro rotondità parla una lingua
che infligge pause al corpo
nell'orologio fitte dei visceri

una donna é destata da un dio

i sogni della nascita
si spezzano come pallide perle
trascinate da onde riflessive

ogni mattina ha risvegli sempre più freschi
che si restringono a imbuto
sulla curva di giornate cittadine

altro latte non c'è

e finisce il basilico orgoglioso
sull'alibi di poche rughe
poiché le fonti interne si esauriscono
sullo scorcio di ultime clessidre

i bianchi amanti si allontanano
chiusi nel loro tutto
estinguendo la parentesi tesa

si allenta la cintura

il grifone dagli occhi indaganti chiude i discorsi
sul piedistallo delle bestie


o é la gatta col topo in bocca che prosegue
al di là della fine

geroglifici ai margini

il pesce si fissa intorno all'ancora

i mostri della carne meravigliano

( e nostalgia di un taglio ci accompagna presso gli ultimi nidi...)


II

(ancora fuori)

E  saliamo  a settembre
senza corrispondenze
il batacchio di ferro, il rintocco del passo
senza corrispondenze
girando giri sempre più stretti poiché si è toccata la terra
( ma quella Leda a gambe spalancate quel cigno quel cartiglio
gialli artigli attaccati alla carne ali di piume vittoriose 
tutta la terracotta del  cuore non allontana il presente
si spacca nella notte insonne  nel suo nero splendente
senza corrispondenze
nelle promesse della carne offre Leda  il suo sangue
senza corrispondenze
guardando negli occhi il cigno
o al suo cuore mirando e alle  bianche lusinghe?

Nella seta del desiderio
batte di stupore il sesso ridestato
dal fruscio delle ali…)

I libri del viaggio si offrono con memorie diverse
e nuove citazioni ci raggiungono
col fascino delle scommesse

dei rischi delle fughe delle nascoste figure
ai margini dei quadri
trasparenze di segno difficili
negli angoli dell’anima indurita .

E di un balzo siamo là
al centro del dipinto
nella sua solitudine
ci muoviamo con accortezza come la liana
o piuttosto la radice eviscerata
fra scene di scansie 
(ma non scienza non scienza)
piuttosto carne governata dal verso
che fu bene accettare.

Se tutto è così  prossimo vibrante per approssimazione
come negarsi alla conoscenza
(ma non scienza non scienza)
che le parole dei fatti abbandonano
possiamo solo interpretare le linee
spiarne le conseguenze per approssimazione
(ma non scienza non scienza)
giacché si è aperto ormai  altro sipario
e niente sarà simile a prima
solo la nostra  propensione all’andare
frontespizio da girare

e per quanto si creda
                             o si supponga di forza posseduta
                                                                             la pagina è voltata
                                                                                                     la strada inesplorata.

E di nuovo fu passo, sampietrino, silenzio, imbarazzo,
nell’umida difficoltà dello scoprirsi
trattenendo parole nella finzione del dire
schermatura, comprensione del ritmo
dall’altra parte del solito rifugio
fa capolino la storia nella stretta
                                                    distanza sostanziale

(eppure qui insieme)
come le stratigrafie del territorio
quando un coccio si lega
                                      ad un reperto di epoca diversa
                                                                                   di diversa fattura
                                                                                           precipitato in basso o quello piuttosto
                                                                                    in alto sobbalzato?

(Il tuo ascolto è un porto
dove passo e ripasso allentando gomene)

(valve che nuovamente riapro
nuove valve ogni volta)

E nello stesso momento diagnosi del tempo in cui ci dibattemmo
contemporanei a noi nello stesso momento
nello stesso quadrante di mappa cittadina
                                                           destra sinistra
magari ci sfiorammo di qua di là della strada
                                                            destra sinistra
senza un sospetto negli occhi della giovinezza
                                                             destra sinistra
ma non voglio franare nelle abusate storie
                                                               nelle memorie che non trattengo
carta di giornale per intrigare storici
                                                       spazio fra le scansie dei libri 
                                                                                      a me indifferente
indifferente oramai alle spiegazioni di testa
                                                               che non fruttano un solo attimo di vita
nelle note a pie’  pagina
che non indagano il senso
                                         che non fruttano un solo attimo in più
                                                                                                      di vita
E il corpo già esprime quello che c’è da dire
                                                                    meglio del dire

E riporto i miei passi ( le rotte?)
nella notte comune in un intrico di storie

attenta a non calpestare inchiostri punteggiature

filigrane e sommersi boschi di parole
un ricamo del noi che si fa forte
delle orme lasciate dai viandanti che furono
accompagnarono tornarono ci lasciarono ci seguirono
                                                                               ci sedussero ci bloccarono si fermarono
a cui tornammo riandammo ci scostammo

carità del sé comprensione
non trascurabile corteo d’amore
carità di sé comprensione
non trascurabile corteo d’amore

( il tuo ascolto è un porto dove passo e ripasso
allentando gomene)

(valve che nuovamente riapro
nuove valve ogni volta)

E la carezza che non può bastare
si leva alta in volo di gabbiano
( sono io la nave che attira i gabbiani)
e mi trascina via
suadente nel suo rapido cielo
che non può fuggire
nemmeno imbrigliandosi di senso


siamo lì io e lei in volo di gabbiano

(sono io la nave che attira i gabbiani)
e c’è resa totale
sulla mia pelle c’è
                              resa totale
e nelle  ali rimango stordita
mentre mi trascina in ossigeno di cielo
cui non puoi chiedere né pretendere
sconfitta in alto prigioniera legata
e può bastare ossigeno di cielo
mentre il gabbiano vola e io con lui
(sono io la nave che attira i gabbiani)
dentro di lui tradita da me stessa
e potrà bastare ossigeno di cielo
ma non abbiamo ancora detto niente
ma è ancora niente questo dire
perché già la terra torna a tirare  e l’acqua porge
carezzevoli forme
e mi domando, infine, il gusto il sapore del tuo sesso
                                                                        del tuo sperma
                                    se simile alla mente
prodigioso di mutazioni mutamenti del plasma
ricerca di colori di sbavature di rotonde piegate linee
miti di noi che ancora non siamo
miti di ciò che fu la nostra storia

quando eravamo altrove
intrecciati  confusi   ai margini del quadro
altro non mi interessa
mentre si rapprende il cielo
                il sapore del tuo sesso
                                            del tuo sperma
                                                                 se simile alla mente
nelle manine della terra
                                  se simile alla mente
il dio mi ha nuovamente sconfitta indifferente
                                  il sapore del tuo sesso
 a me che mi rapprendo e aggrappo
aggrappo in briciole

(dentro )
Egli parla di demoni travestiti da angeli
chiudendo il tempo in canopi
difficili da disserrare
sicché bisogna raccogliere i secondi
che ha lasciato cadere
sulla memoria della voce
acuendo l’udito fino all’ultimo soffio
quando lo risucchiò la sera
                                        sotto la fuga delle arcate
                                                                             verso case custodite
                                                                                                         fuori dal cielo!

E non fu facile dirlo
mancò il coraggio per il sacrificio
al dio indifferente
offrendo la propria bocca
                                      sul suo sesso
                                                     si iniziò una danza della mente
(Il sapore del tuo sesso)                                   

dunque tenetemi nel cerchio schermata
mentre sciolgo i  miei versi
e il sangue del desiderio
è ormai dipinto in questo che si allontana esce di scena
esce di scena di verso in verso avviandosi
                                                          esce di scena di verso in verso avviandosi
                                                      passeggiata seconda lungo il limite
                                                                                                      della mente
(sono io la nave che attira i gabbiani)

il corpo si ritrae sponda seconda
alla fase seconda della luna orgasmo che non sarà
e io me ne starò distesa
incinta di parole?
                         Ma  s’è aperto il passaggio
                                        corrispondenza del sé
                                                              corrispondenza del sé riscaldandosi l’aria
                                                                                                                        
  
appena appena sulla brace del camino                                                                         
                                                           riscaldandosi l’aria

(il tuo ascolto è un porto
dove passo e ripasso
allentando gomene)

(valve che nuovamente riapro
nuove valve ogni volta)



Cetta Petrollo

domenica 16 giugno 2013

DAL 17 al 23 giugno a Genova .

http://turismo.provincia.genova.it/eventi/parole-spalancate-19%C2%B0-festival-internazionale-di-poesia-di-genova

PIAZZA D'ARMI - LE CINQUE DEL POMERIGGIO


I bambini sono cresciuti
non strillano più nella piazza
invece nella pancia qualcosa
mi avverte che sono le cinque
del pomeriggio
e inseguo nel letto un odore
quello del risveglio
lo inseguo sotto al cuscino
quest’odore dolce
e non sapevo che una pelle
può continuare a vivere
formandosi nelle coordinate
piazza bambini rondini letto
quelle particolari gambe  non sono
sono io il cui odore
si perde anch’esso
qualcuno sbatte i piatti incucina
decifra i sistemi spazzando
e sono le cinque del pomeriggio
nel paese
chiudiamo le porte
le case sono sovraccariche
non si può davvero proseguire
con tutto questo bagaglio.

Cetta Petrollo

venerdì 14 giugno 2013

Una catena umana.

In un Paese civile se, putacaso, in tempi di ristrettezze economiche e di tagli alla cultura non ci fossero i soldi per trasferire l'intero patrimonio librario di una biblioteca, i cittadini dovrebbero offrirsi come catena umana per consentire ciò. Dando una lezione a chi taglia i fondi alla cultura, soprattutto ad archivi e biblioteche. Ma questo in un Paese civile perché colto.
Cetta

HANNO DILAGATO IN TANTI


Quest’anno
o era l’anno appena passato?
hanno dilagato tutti
il fiume ha perso gli argini
nessuno aveva costruito i contrafforti
alla piena non si era abituati
sicché quest’anno
o l’anno passato o entrambi
hanno dilagato tutti
speriamo che accada come il riso
che nasce se c’è la fanghiglia
o l’acqua buona
io non me ne intendo
so che il Nilo
esondando era
una disgrazia buona
che tutta un’economia nasce
dalle alluvioni che si ritirano
e quest’anno, insomma
in questi due anni
hanno dilagato in tanti
avevo le porte aperte
del tutto spalancate
adesso la vegetazione è pasticciata
qualcuno raccoglie fiori
che subito si piegano
come capita ai fiori di campo
ai tulipani a quelli lilla
alle margherite
altri portano via mazzi
col capo piegato
io stessa raccolgo mazzi
col capo piegato
e poi guardandomi allo specchio
noto che il collo è sempre teso
sono piegata sulla solita spalla
e noto che voglio andare
sulla costiera
ad essere un po’ felice
ora che l’alluvione è passata
ora che questi tanti
se ne vanno lentamente
impercettibilmente
se ne vanno
rapprendendo le unghie
della terra bagnata
restando impercettibilmente
il concime d’amore
la loro crudele
necessaria ortica



Cetta

I primi abitanti del Colombia


FATTI DI CALDO

Oggi un simpatico genovese mi ha definito una "fulminata" . Trovo il termine bellissimo e la persona perciò assolutamente da conoscere. Per il resto ho voglia di andare fino a Marsiglia: chi c'è, c'è.
I romani sono abituati al caldo e lo reggono bene.
Ogni mercoledì il traffico impazza e ti ricordi che è mercoledì quando vedi i vigili troppo rilassati e, all'inverso, le volanti troppo strillanti, nevrotiche e affannate. ma tutto avviene come deve lo stesso. E la gente non s'ammazza. Però quel "fulminata" che bello....