giovedì 30 maggio 2013

ERCOLANI E FURIA CON FERRARI A BUGE, 30 maggio, 17 e 30


Che si ostina e si ostina, da Recitativi d'amore e altre poesie.




E’ arrivato troppo tardi per conoscerlo
l’hai quindi conosciuto pressappoco
come due chiacchiere al telefono
e un po’ di poesie lette male da me.
Ma senza fretta.
Ma quando ci si ama
ci si ama sul serio e si amano le stesse cose
dopo un po’ le stesse persone
peperoni grigliati e fritto misto
Vevue cliqout  e passanti per caso.
Perciò so già quello che avresti detto
di prendere misura perché un matto autentico...
(e per fortuna che sorrisi non te ne fa.
Altrimenti)

E Perdio! Avresti aggiunto
Porcoddio  ma quand’è che fa un figlio?
Le donne va bene le donne.
Ma un figlio.
Che poi avresti aggiunto
poesia noiosa però quel poemetto
che si ostina e si ostina
invitandolo a leggere per caso.

Che lui non sarebbe venuto.
E a te il diniego sarebbe piaciuto.

“Ed abbia i suoi risultati”

Cetta Petrollo

A LAURA ACCERBONI




A Laura

La parrucca arancione
ci sta bene all’angolo
vicino alla fontana che
a breve si colora
vicino al negozietto
di collane al vestitino
di velo a nido d’ape
vicino a questa lampadina
che s’accende se parliamo
di poesia e vorrei dirle
metticela tutta
metticela tutta
ad essere felice
che la felicità sta nei colori
nel mondo visto in versi
parlando di un ragazzo
che non c’è che non c’è.
Marzapane di cocco.
Che poi sei te.

Cetta Petrollo

mercoledì 29 maggio 2013

E PER AMORE DUNQUE



All’orecchio gli ho detto
appollaiata sul gradino della
camera ardente
una romana camera ardente
all’orecchio gli ho detto
ti metto la ragazza domani la prendo
e te la metto te la metto
vicino alla pipa
di striscio vicino alla fotografia
profittando di essere sola
tutti gli altri a prendersi birra e caffè
in decrescente plenilunio
di freddo e stelline
ma io appollaiata con due candele vicino
all’usanza rumena
e un bicchiere con acqua e zucchero
così l’angelo passa e se la beve facendo il giro
di tutti i tuoi posti che rimangono i segni
delle dita dell’angelo
domani ti metto la ragazza
e te la metto gli ho sussurrato
te la metto perché me l’ha chiesto Elio
che vedi si chiama come te
e come te dice la vita in versi
peraltro come me.
E gli ho chiesto sei d’accordo?
Elio sei d’accordo?
Gli ho chiesto insomma il permesso
che già sapevo accordato
essendoci parlati a tre
in qualche domenica dicembrina
in qualche sabato di gennaio
che non c’è niente da fare
se non dirsi poesie e altre cose a tre
io Elio e te.
A questo punto ho visto che mi si era smagliata
una calza e smagliato anche il cuore
l’ho visto bene che eravamo in tre
io te e Elio
che si chiama come te
e, Elio, appollaiata vicino a te
sull’altare di una camera ardente romana
ho continuato a dirti
che vedi ce l’ho nel cuore
ma proprio proprio nel cuore
che lui nel cuore ha te
e dunque io ho lui che ha te
e tu invece hai la ragazza che ti metto sul cuore
perché lui me l’ha chiesto
ma lui nel cuore forse
ha  anche un po’ me
e io tengo lui
e lui forse un po’ me
e tu hai nel cuore la ragazza
messa sul cuore da me a te
perché lui me l’ha chiesto
e per amore dunque
per amore metto
sul cuore a te.

Cetta Petrollo, 11 marzo 2012, pubbl. sul n.43 di STEVE.

FESTIVAL DELLA POESIA, SIPARIO IN VERSI, LETTURE DI CARLO ALBERTO SITTA; 4 giugno 2013, ore 21, Genova, Palazzo Ducale, Sala del Munizioniere


martedì 28 maggio 2013


A E.

Terzo tempo
( 2012)

III

(ancora  dentro)
Tu avevi una voce dolce che sopravviveva alle sere.
avevi una voce dolce che rotolava nel dolore.
Tu avevi una sapiente voce dolce
verso la sua che non parlava più.

(Valve che nuovamente rinchiudo
nuove valve ogni volta)

La terza tappa ci trovò sul mare
ove tu eri andato con le amanti
                                           che non contano niente
                                                                       un teatro da poveri
mentre l’acqua ribolle quando passa un traghetto
ed il faro di Genova irrompe
                   roteando le lame del suo sguardo
                                                     appena partorita da un treno
lasciando  bombole d’ossigeno
                                                   scappando dal fiato pesante dell’inverno
                                                                                         tagliando rami
                     ( ballatella sfrontata  ballatella esagerata
                                                                                         ballatella)
(la merendina nella borsetta il Santuario
il  corpo con abilità
                             l’anima incollando messaggi
                                                                incollando morali che si ostinano )

E dunque la terza tappa ci colse che eravamo fanciulle

(mi stendo sopra il fiato sopra il dolore
anche mi stendo di sera parlandoti per ore)

La terza tappa ci colse che eravamo arrese.


Questo delfino non salterà le onde
                                               non si meraviglierà non volerà.
Questo delfino solamente piange.


E dunque ricominciando questa volta
                                                     c’è il porto che soccombe
(lo stesso dove si ingarbugliano i sensi che perdemmo
                                                dove si ingarbugliano gli scatti del passato
i pianti delle candele le tue disperazioni 
                                                        le mie disperazioni
finché donna  non arrivi a salvarti
a salvare il  passo oscillante
                                                maledizione che si chiude)

Finito il giro del bel ragazzo innamorato.

(requiem nostra scontata)

E questa volta il passo si ferma
                                 di tavolino in tavolino
                                           che se qualcosa rimarrà
sarà nelle pagine di un web 2012
                                     sarà in testamenti inesauditi
(sarà in quel vecchio che non lasciammo
                                                                addormentarsi in silenzio
sarà in quattro versi a memoria
                                                                sarà per quel cravattino
fascicoli di carta ingiallita
                                   frontespizi di ipotetici rossi
                                                                sarà per una chat utile agli archivisti del futuro).

Sarà. Ma non per amore.


Questo delfino non salterà le onde
                                            non si meraviglierà non volerà.
Questo delfino solamente piange.


E dunque sciogliamo il corpo
                                        fra mattonati di pietra rossa
                                             come ci avessero sciolto il cammino
                                                                          come se le frecce ci inseguissero
                                                                                 come se ancora ci fosse un corpo da amare
e non un sabbioso ritorno
                                               verso sentieri inabitati .

Perfino gli aurighi  zittiscono
mentre annunci poemi che non hanno parole.

(Il sesso fa pausa
                               per quelle certezze immaginate
                                                                  lungo porti d’angoscia dove nemmeno
fui nominata e nausea alla sera).


Questo delfino non salterà le onde
                                             non si meraviglierà non volerà.
Questo delfino solamente piange.


(Porto con me un bagaglio
come quell’ambulante che si ferma
                                             e stende mercanzie sulla sabbia)                                                                                 


Tu non ti emozioni. Non ti commuovi.
Tu solamente di ora in ora
tristemente muori.

(Una sedia ci aspetta sulla porta
nessun abbraccio d’uomo è nel letto)

(sono davvero  volati i gabbiani e non tornano)

                                      (e  non più  basilico mentre stridio si allontana)

                                                                                               (su quali detriti ora costruire amore? )

(valve che nuovamente rinchiudo
nuove valve ogni volta)

E non so  in quale punto fermare
la saracinesca
                            lame di caldo dipingono le facciate 
                                                               una religione del niente nel chiuso del cuore. 


Questo delfino non salterà le onde
                                        non si meraviglierà non volerà.
Questo delfino solamente piange.


Lasciami dunque afferrare
                         dall’ansito delle onde dalla risacca del mare
                                                  lungo la fine della lunga parentesi

(nel mare si entra erette
con quel corpo che ci convinse ad amare)


Solo un gabbiano è rimasto.
                               Giochi di sabbia castelli.

La lanterna squaderna i suoi possibili 

(valve che nuovamente rinchiudo
nuove valve ogni volta)



( ancora fuori)

La morte sorge a poco a poco come un’alba
e tu sei il primo fra i miei viandanti ad annunciarla
                                               aprendo armadi facendo spazio nell’anima
                                                nei ripostigli dell’inverno da cui sorgemmo
senza futuro un corpo smemorato
in foto ingiallite dove  non fui mai
mentre cantavo nascondesti il canto
                                      la risposta buttata sopra il mare
                                                                      rimase là accogliendomi nel corpo
nel corpo dei tuoi versi bloccati
                                              nel corpo del tuo abbraccio a bocca chiusa

( ma io ero un uccello che volava per te)

E fuori si avvia la passeggiata
                                    mentre gemi d’amore e morte annunci
                                                                        recandone i segni nel corpo
e morte arriva a poco a poco come un’alba
e io che canto percorro la strada la spiaggia il mare la risacca
                                                            mi alzo di nuovo sui resti  putrefatti del mare
non so in quale stazione ci daremo il cambio
                                                              dove mai sosterò dove tu volerai
dove in parola in pelle ancora faremo frizione
                                                    con negli occhi lo sguardo della morte
il suo annunciato futuro.

Ecco ti lancio il testimone buttato giù dal cielo che percorro
che amore non derubi  non  blocchi non  denudi

(come gli acrobati che roteano nel cielo
e appena scesi su gambe salde
sopravvissuti si tendono all’applauso)

Cetta petrollo

Il Salto della corda: Da Mareggiata

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sabato 1 giugno 2013, il percorso poetico di Alberto Nocerino per Nervi

https://www.facebook.com/events/182629555218778/

Carlo Alberto Sitta, Anteprima del 19° Festival internazionale di poesia, Genova, 4 giugno 2013, sala del Munizioniere, Palazzo Ducale, ore 21


ELIO PAGLIARANI - LETTURE - SALA DELLA CROCIERA, 0re 20 e 30, via del Collegio Romano, 27, Roma


Il Salto della corda: Cetta a 23 anni

Il Salto della corda: Cetta a 23 anni

lunedì 27 maggio 2013

PER CARLO ALBERTO SITTA in occasione del suo settantatreesimo compleanno





La Silenziosa
Per Carlo Alberto Sitta
in occasione del suo  settantatreesimo compleanno

Decidemmo di perderci
non per strada
ma verso l’estate
che l’estate era  sopra le ceste
in offerta
le pietre rosate
come le rondini sopra l’odore
della mentuccia
rapide incursioniste
di porte spalancate.
Così la ragazza fu nel compleanno
gonfia di giovinezza
e la poltrona da barbiere
mi aspettò  con la sua luce paesana
precipitando altre presenze.
Incisi versi su pietra
che poi era argilla
Italo futurista vola
poi si stende in natura
le mani aggrappate
il dolmen in attesa.

Cetta Petrollo

Le acciughe saltano



Bistrot
Sopra agli aperitivi
hai un collo pendulo
e sarà la sera spietata
ma sopra agli aperitivi
il corpo secco della vecchiaia.
Non bastano le parole
da una parte dall’altra
sopra agli aperitivi
a gonfiare la luna smagrita
io voglio portarmi ancora
certi ragazzi addormentati
sul loro sangue caldo
io me li voglio portare ancora
le stanze saranno spalancate
il cotone sarà ruvido
la morte passerà
da un atrio all’altro
e su di essa sarò leggera.
Così non sarai guardato
più davvero guardato.
E’ per questo che il collo si allenta
per mancanza di attenzione
le parole rotaie prive di dubbi
è per questo che replichi
dove uno cucina
e l’altro mangia.
Sopra agli aperitivi
solo un collo
sopra agli aperitivi
solo occhi
da un atrio all’altro
passa aria marina
il cotone è veramente ruvido
lo psicoanalista presente
Il pane desideroso di lievito
e le acciughe saltano
che  c’è tempesta
Il cuscino è di granone
e oggi compro lo spigo.
(La secca vecchiaia
il rosso bagaglio estivo
il ritardo del treno)
vorrei  dire altro
ma davvero non posso
la sera ha aperitivi lunari
e colli penduli.

Cetta Petrollo

sabato 25 maggio 2013

Non vedo nidi aggrappati ai sottotetti

Non vedo nidi aggrappati ai sottotetti
né pani infornati
non ci sono forni gravidi
la filippina si sostiene la pancia
di gravido a parte lei non c’è niente
e il resto non ha direzione
in casa ho spartiti musicali
e libri mai letti
aspetto di adoperare
pentole rosse.
Il mulinello dice
che quasi ci siamo.
Sto strappando il vestito
via dalle mani adunche
dalle  fotografie
che dicono cerimonie mortifere.
Piuttosto scendere fino al porto
fare un pacchetto di cose
camminare sopra le buche
dei sepolti vivi.
Aspettare che salti
il prossimo delfino.

Cetta Petrollo

Ma gli occhi insistono forano bucano l'anima

Avevate monete d’oro
e non lo sapevate
se ne accorsero i ladri
che ve le portarono via
ma non è il caso adesso
di pensare ai ladri
essi sono scappati di corsa
anzi alcuni di corsa
altri molto lentamente
ci hanno messo anni a scappare
quando poi il ladro magari non era
che lo stesso derubato
con le tasche bucate.
Ora non è il caso di aprire i cassetti
di enumerare i beni
che si sono smarriti
le strade che non si sono percorse
per distrazione
per pervicace tenacia
orgogliosa reiterazione dell’errore
dio è competente in materia
tiene  tutto insieme
affinché quello che aveva bisogno di noi
e che ci derubava
magari anche noi stessi
nella veste di briganti distratti
traesse vantaggio
da questa lunga spoliazione
e il furto non fosse un furto
e il papavero tagliato almeno tingesse
le mani di rosa.
Maria puliva mentre dio passava
col tono dell’inutile conversazione
Maria stava lì che lustrava
e per fortuna le briciole
le sono rimaste intorno
qualcuna è sfuggita
in un’ accesa pausa d’agosto
(e se poi Maria ha aperto le gambe
quella è stata altra storia).
Davvero non occorre guardare a quello
che è passato.

Ma gli occhi insistono
forano bucano l’anima.

Cetta Petrollo

"La mejo gioventù" Fine anni Sessanta, Roma, Villa Borghese


Cetta a 21 anni. Photo by Martino Pisanello


ELIO PAGLIARANI 25 maggio 1927 - 8 marzo 2012


Romanza sotto la pioggia

Supponiamo che io fossi nato oggi
con questa pioggia che mi fa cantare
- lavorano i taxi lavorano le carrozze
e cresce l'artrite a mio padre
E' bello qui e non s'incontra un cane
svolta Viserba Monte di Pietà 
-prendi l'undici intanto che passa
le scarpe sono una barca
Ha le doglie mia madre e come piove
adesso nasco e piangerò di botto
-oh il tuo bel castello maccolio-llio-llero
- oh il mio ancor più bello maccolio-llio-llà
Stasera ho voglia di un brodo
e d'una donna che m'aggiusti il letto
Signorino si accomodi: duemila,
combinato l'affitto del salotto. 

1948

Elio Pagliarani

24 maggio, presentazione del volume Quod ore cantas corde credas. Studi in onore di Giacomo Baroffio, a cura di Leandra Scappaticci - con Maria Concetta Petrollo


24 maggio 2013, presentazione del volume Quod ore cantas corde credas. Studi in onore di Giacomo Baroffio, a cura di Leandra Scappaticci - con Maria Concetta Petrollo


venerdì 24 maggio 2013

" Come alla luna l'alone" Elio Pagliarani

Questa sera è una sera
che si sfogliano i cataloghi
dei libri antichi
e si sfogliano con calma
seduti nell’angolo del divano
dove si fa le unghie la gatta
quella col pelo lungo
con la coda a punto interrogativo.
Questa sera è una sera
che il kitekat in cucina
fa arrivare l’odore fino al salotto
e io dico che fra un minuto è pronto
e tu non vieni mai
ma se vieni poi ti incazzi perché
la politica.
Questa sera è una sera che ti incazzi
perché una mai vista da troppo tempo
davvero mai vista pretende di dire
i tuoi versi e tu le strappi
il libro di mano
che non sa leggere.
Sicché scappa anche a me
di infuriarmi per strada
che mi dicevi arzdora.
E dunque.
E dunque non hai bisogno di loro.
Davvero non hai bisogno di loro.
E come “alla luna l’alone”
intorno ho l’alone di te.

Cetta Petrollo

giovedì 23 maggio 2013

Rosalia Scalisi e Giuseppe Petrollo, Roma, 1964.


Scala una maglia


Oggi l’acciottolio dei cavalli
per via del Corso
direzione piazza Venezia
un elastico passo ripetuto battente
lo seguo più lontano che posso
ospiti in casa vanno e vengono
e le manovre nei cassetti
sono andate bene
(il tuo maglione mi profuma ancora).
Ho questi ferri sotto le ascelle
sto lavorando riammaglio
annodo proseguo
la vita è così leggera
specie quando mi bagno
le scarpe rosse.
Fa capolino qualcuno una sorta
di mago di quelli che la notte
(due dritti un rovescio poi ancora due dritti)
E scala una maglia. Perdila.

Cetta Petrollo

lunedì 20 maggio 2013

Marco Beasley da un'Odissea




"Mi s’è adirato sto mare marino,
Non vedo terra, né luna, né sole,
Poco ha valor di Nessuno il destino,
Nulla più dico, non ho più parole…
Possan brusciare le lingue serpentine,
Non danno foco al mar, ché non ha fine!
Tutte le stelle del cielo ho pregato,
Il dio del mare e l’abisso profondo;
Raggio di luna ed il sole incantato,
Che mi facesse restà a questo mondo…
Possan brusciare le lingue del mondo,
Non danno foco al mar, ché non ha fondo!"


Marco Beasley

domenica 19 maggio 2013

 TE LA RACCONTO COSI', Presentazione del volume di Cetta Petrollo ( Perrone ed., 2012), ore 18,30 presso L’Espero Multidesck Via Valle Corteno, 75, Roma

POESIA 13. Cantiere aperto di ricerca letteraria. 18 maggio 2013. "Accaldismo postprandiale"

A caldo da Rieti. Finché c'è gente che sa stare incollata sulla sedia per tre giorni parlando di poesia e ascoltando poesia c'è speranza, sì, c'è speranza. Siamo fuori dall'utilitaristico, stiamo scommettendo futuro senza avere committenze. " Io tanto ho consegnato un biglietto / c'è scritto che non rinuncio" Elio Pagliarani. Uno dei padri nobili di questa POESIA13. Cantiere aperto di ricerca letteraria.

venerdì 17 maggio 2013

Il POSTO DEI LIBRI - LA CULTURA DEI LIBRI


Qual'è il primo dovere di un bibliotecario? Trovare un posto ai libri! E' quello che stiamo facendo. Quando ho iniziato a dirigere i primi incontri di lavoro sono stati sulla collocazione delle raccolte. In Baldini non avevamo spazio e parlavamo di spazio e di nuove collocazioni; in Alessandrina poi scoprii l'esistenza di una vera e propria squadra il cui compito era quello di movimentare continuamente le raccolte del deposito, deposito bellissimo e rigido, una torre in acciaio della Lps vago con camminamenti interni che ancora esiste e che, senza cadere, continua a sostenere volumi anche di grande formato; in Vallicelliana di nuovo a parlare di collocazione e a mandare tutta una serie di materiale in depositi esterni ( come peraltro anche in Baldini e in Alessandrina, vari depositi esterni, demaniali e non) in Biasa ancora per un po' ce la faremo ma anche qui, letteralmente, il peso dei libri tolse dalla distribuzione un sacco di periodici di Storia dell'arte, unici e rari per gli studiosi. Sono giunta in BUGE facendo tesoro di tutte queste esperienze e so che le biblioteche frammentate devono essere riunificate e questo è il mio primo compito.
Non basta. Occorre poi spingere le persone ad amare i libri. I bibliotecari esistono anche per questo. Non tutti hanno i soldi per acquistare i volumi. Non tutti hanno una biblioteca privata in casa. Non tutti hanno la pazienza di leggere. Quando facciamo eventi noi non intratteniamo. Non è questa la nostra intenzione. Non facciamo salotto. Noi vorremmo che dalla lettura ad alta voce, come in Chiesa, come usava in altri secoli e in altri ambienti, le persone riscoprissero il valore della scrittura e della lettura anche quando quest'ultima non "serve" a prendere una laurea o a ottenere un lavoro. Quando la scrittura è apparentemente minoritaria e marginale come nel caso della poesia. Ma ha la capacità di cambiare il mondo. A questo io credo davvero. E penso che i posti pubblici che sopravvivono con le tasse pagate da tutti debbano offrire gratis in ogni modo e posto possibile libri da leggere, libri da ascoltare per una vita da cambiare.

Cetta Petrollo

I OTTOBRE 2013 La biblioteca universitaria di Genova va all'Hotel Colombia


La donna Ragno


NOMIGNOLI


Nella mia vita ho avuto molti nomignoli e ne sono sempre venuta a conoscenza. Non sempre teneri, spesso divertenti, qualche volta astiosi. Spesso chi appioppa il nomignolo poi ti loda quando ti sta di fronte. Mi succede da più di trent'anni. Cito da Elio Pagliarani : " amo le lodi specie quelle false indice di potenza".

Cetta Petrollo
Alla libreria Koob di Roma il 22 maggio 2013, ore 18

giovedì 16 maggio 2013

Nessun verso a memoria



In mancanza di felicità
su questa terra
(o di shopping o di sauna orientale)
piuttosto che prendere il fucile
andremo dal rabbino
al ghetto
a farci dire
quant’è saggia
la rassegnazione
(può essere poi
che  venga voglia di uscire
andare in piazza
il digiuno da tutto
tiene fresca la mente)
Intanto non sopporto più
quelli che leggono
senza guardarsi intorno.
La loro fine è sicura
nessuno metterà in salvo
i loro codici.
Nessun verso a memoria.

 Cetta Petrollo

Non vedono la povertà.

Quando c'è bisogno del sindacato il sindacato sparisce. Adesso che c'è gente sfruttata, che lavora 12 ore al giorno e più per fare un solo stipendio, adesso che siamo tornati ad emigrare come dei disgraziati senza patria, adesso che il diritto di parola è conculcato oppure si dicono fessaggini che nessuno è in grado di criticare tanto vasto è il conformismo, adesso che la differenza fra due uomini torna a farla il quattrino, adesso, ora che ci sarebbe da rischiare davvero, il sindacato sparisce. Masticano parole. Non vedono la povertà.

Medioevo. Povertà.

Mica è vero che il mondo vada sempre avanti. Ci sono delle volte che torna indietro. E quando torna indietro non si salva proprio nessuno. Non ci sono più né fogne né acqua calda. Si torna indietro. Punto.

Genova , alla libreria Falso Demetrio

A Genova, Libreria Falso Demetrio

mercoledì 15 maggio 2013


Alla sera il porto è smarrito
in un’acqua lustrale
dove galleggiano
idiomi e campane.
Le barche sono ancorate.
Siamo ancorate.
 (E quanto assomiglio elegante
a mio padre emigrante).
Vele e alghe.
Rudy city  sul molo
(al modo del Paglia)
e Banano tsunami.

Cetta Petrollo
Orazio Converso

Gentiluomo e Lombardini

Gentiluomo e Lombardini