Riccardo Caporossi ci onora ancora una volta con uno spettacolo fatto all'interno della Crociera dove è allestita la sua bella mostra. Riccardo Caporossi è uno dei registi d'avanguardia più importanti in Italia e attraverso di lui è stato dato senso e visibilità alla cultura italiana degli anni Settanta e Ottanta. Non perdete quest'occasione, unica. Sarà poi ripetuta in onore di Elio Pagliarani prima del recital di Giuliana Adezio il 6 giugno alle 19 e 30 sempre alla Crociera in via del Collegio Romano 27 a Roma, secondo piano.
Riccardo Caporossi oggi alla Crociera a roma, via del collegio romano 27, secondo piano
lunedì 3 giugno 2013
A proposito di poesia, valorizzazione, scrittori e quant'altro.
MI occupo di promozione culturale da 34 anni. All'età di 28 anni già dirigevo il settore della Promozione culturale della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma sotto la direttrice Anna Maria Vichi Giorgetti che si fidò di me e mi affidò questo bellissimo ufficio. Ho poi sempre dato molta importanza alla valorizzazione per eventi e l'ho fatto ovunque (Baldini, Alessandrina, Vallicelliana, Biblioteca di Archeologia e Storia dell'arte e Biblioteca Universitaria Di Genova) . Non ho mai voluto sottolineare questa cosa. Ma ora mi sembra il momento di farlo. Do importanza agli eventi e alle esposizioni bibliografiche e documentarie, alle relazioni culturali con le Istituzioni e con le persone, scrittori, poeti e critici e artisti. E non da ora. Da sempre. Ho conosciuto buona parte dei rappresentanti della cultura italiana degli ultimi trentanni e non solo perché ero la moglie di Elio Pagliarani ma perché ciò faceva parte fondante del mio lavoro. E ne sapevo anche scrivere essendo stata nella mia giovinezza una ricercatrice universitaria specializzata in letteratura italiana moderna e contemporanea. Perché lo dico? Perché non l'ho mai detto e ora a sessantadue anni occorre far chiarezza.
Cetta Petrollo
domenica 2 giugno 2013
Sarx
Ti ho incontrato sessant’anni dopo
e non mi hai riconosciuta.
E quando mi riconoscerai
le ferite guariranno
la nave salperà
i libri finalmente parleranno
uscendo fuori dagli sgabuzzini
dalle innominate polveri
il prete darà la comunione
senza confessione.
Noi saremo.
Reincarnazione di che?
Come diceva quel tale?
Ho attraversato mercati
senza chiese
e chiese senza mercati
mi sono sposata senza saperlo
e sapendolo mi sono confermata
tu più volte risorgi
in prefigurate dimore
è dal calore che avvisi
è nel calore che annuncio.
Ma non devi avere fretta
mi ci vuole una vita per risorgere
o magari poche ore.
Sarx non soma.
Il corpo è nostro.
Il corpo è tuo.
Nostro in solitudine.
Tuo in scommessa.
Un incidente una pietra d’angolo
uno strano caso un accidente.
Non ti accontentare della giovinezza
tu hai me.
Hai la pienezza.
Cetta Petrollo
E non mi hai riconosciuta
San Torpete ti sarebbe piaciuto
nessun segno di sacramento sull’altare
sette bracci di candele
un prete che parla e dice
datevi da mangiare.
Al mercatino di piazza Matteotti
ci sono le pipe di spuma
e tutto precipita
in frullato di anni
pensa che anche qui vendono
foto di famiglia
come a Porta Portese.
Regina mater rege nos.
La torta con i pavesini
giudica questa gente seria
che ringrazia
se faccio l’elemosina.
Ti ho incontrato di nuovo
sessant’anni dopo
e non mi hai riconosciuta.
Cetta Petrollo
sabato 1 giugno 2013
I Papaveri gli scogli
Giugno ha i papaveri
e gli scogli
non si possono nominare
si devono solo toccare
ma toccare nell’angolo di
un letto quando si apre
la domenica e fuori
il cielo è celeste
e tu stai di profilo
e io guardo il triangolo
fra le tende triangolo celeste
e penso ai papaveri e agli scogli
e mi mancano i tuoi versi
quelli che declamavi la mattina
e poi vado fuori per strada
e al telefono ti racconto
i papaveri e gli scogli.
Ma tesoro avresti detto
perché sei malinconica?
E poi avresti affrontato
di gusto i giornali
il piatto la giornata.
Cetta Petrollo
NERVI
Parlo ad una donna mai vista
diciamo che la prego
mentre svapora dal mare
il dolore svapora
e si sente il rumore
del dolore si sente in passeggiata
chissà come si chiamano
le pietre scheggiate
quelle grigie sapete
taglienti alternate alle rosse
verso la passeggiata lì dove
lo scoglio arriva alla torre del fieno
sotterrato intruso riemerso.
A far da vedetta.
Bruciato.
Le parlo che lei sta in paradiso
ce l’ha portata tutto questo dolore
il dolore del figliare quando
non riescono bene le vite
si fa fatica ad accettare
la coccinella con l’ala contusa
il piccione caduto dal nido
il gatto senza coda
la figliolanza allora dà dolore
il dolore ti porta in paradiso
soccorrono poi i dolori
della fine
la fine di quando
finalmente si parla
magari solo con gli occhi.
E dunque parlo a una donna mai vista
una che sta in paradiso
che ce l’ha portata il dolore
mentre lui sta nell’inferno
e ce l’ha portato il dolore
e solo qui è possibile parlare
che tutto dà scontroso permesso
come quando svaporò una candela
e poi ancora un’altra.
(Chiedete e vi sarà dato)
Sto imparando la lingua dei morti
questo da cielo a cielo
da paradiso a inferno
da terra a terra
da mare a mare
può dirsi preghiera questo
interno parlare?
Insomma le dico le prego
accomoda l’inferno
fallo accogliente
potrebbe perfino
piantarsi un ciliegio
e siamo a Nervi
e siamo a Quarto
e siamo in paradiso. E fammi
vibrante cordone
con l’inferno.
Cetta Petrollo
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