domenica 29 agosto 2010

Da Favole 2010

Favolissima

Potrei anche domani andarmene e allora giacché ho una fretta terribile ti dico subito chi sono perché credimi gli uomini sono come le favole, uno simile a un altro non ce n’è, e la favola che si conosce meglio è la propria anche se senza conclusione che la vedi intanto che la racconti e più tempo passi a raccontarla più la vedi.
Dunque sono nata che era autunno, quando c’era l’autunno, come faccio a spiegarti,l’autunno era un tempo frescolino con i cachi che ti potevi mettere un maglione leggero, una gonna a pieghe e i calzettoni e trovavi già le prime pere e sono nata che c’erano inchiostri e pennini e la carta assorbente e sono nata che se una era brutta era proprio brutta e non c’era rimedio e le brutte brutte avevano proprio un odore diverso e se avevano i baffi e i brufoli e i punti neri e il naso lustro se lo dovevano tenere e se erano belle però erano bellissime.
E poi c’erano i maschi e c’erano le femmine e i maschi erano forti ma proprio forti con i muscoli sotto alla camicia e l’odore di sperma di maschio e le femmine erano tranquille con l’odore di femmina dolce erano serene, fatte tali dalle gravidanze e dai bambini e c’erano un mucchio di bambini dappertutto e non c’erano tante medicine per cui ogni tanto la morte aleggiava vicina, proprio vicina, addirittura nel cortile, state zitti, state zitti c’è una bambina che sta molto male.

E c’erano le canzoni dalle finestre aperte e c’erano gli stracci per la polvere e c’era l’acqua della fontana e c’era l’educazione e c’erano mamma e papà che certo ci sono ancora ma mamma e papà di una volta si sedevano a tavola e non potevi disubbidire né gridare né mancare di rispetto perché non era tanto sicuro che non ti abbandonassero e se eri venuto al mondo non era per loro decisione ma di Dio e dunque loro erano irresponsabili della tua nascita, responsabili solo d’amore, tutti sotto la decisone di Dio e perciò bisognava essere umili.

E quando sono nata c’era la pazienza, pazienza del dolore, pazienza della malattia, pazienza del farsi delle cose che si fanno a poco a poco e non è detto che sempre riescano.

E quando sono nata c’erano le parole, tante parole e le parole riempivano gli occhi, le orecchie, la bocca, le parole facevano il mondo, non c’era altro divertimento che la parola.

E quando sono nata insomma era il millenovecentocinquanta era un secolo fa era l’anno Santo arrivarono gli antibiotici e per quello sono nata settimina tutta pelosa due mesi in incubatrice e mia mamma non morì di tifo dopo avere bevuto per tutta l’estate l’acqua di un paese di mare che si chiamava Mondello.

In casa c’è una fotografia da qualche parte, Lia sotto un muro bianco a Mondello. Io sono in quella pancia.
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